Abarth A112

Alla fine degli anni sessanta la situazione delle vetture stradali Abarth non era delle migliori per via anche del fatto che le derivazioni delle Fiat 500 e 600 era sempre di più destinate all’uso agonistico. L’Autobianchi A112 con la sua uscita nel 1969 rappresentò la svolta. La risposta italiano alla Mini costituisce inoltre un grosso cambiamento dal punto di vista tecnico: la trazione anteriore.

L’idea di una versione sportiva piacque subito a Fiat (proprietaria dell’Autobianchi) purché “domabile” da tutti. Per tale ragione, dopo un prototipo iniziale spinto da una versione da 108 Cv del motore radiale della 1000 Berlina vengono realizzate 2 varianti: da 62 e 74 Cv (dotate da un’estetica vistosa: calandra speciale e parafanghi allargati). La versione definitiva arriva nell’ottobre del 1971, quando le trattative della Fiat per acquisire Abarth si sono concluse. La vettura prototipo (espressamente pensato per le corse) era dotata di una generosa gommatura di 4.50/10.00×13 e, come conseguenza, di vistosi codolini di plastica ai quattro passaruota; la vettura pesava 680 Kg e venne accreditata di 208 Km/h di velocità massima. Fu un prototipo che non ebbe seguito e che costituì un messaggio chiaro a Karl Abarth di quanto la Fiat non apprezzasse più come un tempo le auto trasformate dalle vetture di serie.

La prima Abarth entra in produzione con una potenza di 58 Cv ed una velocità di 150 Km/h. Vanta inoltre delle raffinatezze quali l’albero motore che allunga la corsa a 74 mm, portando la cilindrata a 982 cc, ovvero alla stessa cubatura della 1000 Berlina. Vengono inoltre adottate componenti pregiate come i pistoni stampati con segmenti cromati, per ridurre gli attriti e migliorare l’affidabilità.
La A112 Abarth è posta in vendita alla fine del 1971 a 1385000 Lire. A gennaio del 1975 arriva la versione 70 HP da 160 Km/h. Oggetto del desiderio per più e meno giovani riceve aggiornamenti tecnici importanti quale il cambio a 5 marce nel luglio del 1979.
Esce dai listini nel maggio del 1985, dopo 14 anni di successi.

Le 7 serie

1ª serie (1971 – 1973)

Presentata al Salone dell’automobile di Torino, nell’ottobre 1971, l’ Autobianchi A112 Abarth ebbe un immediato riscontro di pubblico, mietendo una sostanziosa quantità di ordinativi, nonostante l’elevato prezzo di L.1.325.000, di poco inferiore a quello della “Cooper MK3” (L.1.365.000), ma superiore a vetture sportive di maggior cilindrata, come la Fiat 128 Coupé (L.1.300.000), la Fiat 128 Rally (L.1.220.000), la NSU 1200 TT (L.1.215.000) e la Ford Escort Sport (L.1.185.000).

Oltre alla vistosa livrea rosso corsa, contrastata dal nero opaco del cofano e delle fasce sottoporta, la differenza più importante con la normale “A112” era rappresentata dal motore abbondantemente rivisto da Carlo Abarth che, dopo aver concluso la cessione della propria azienda alla FIAT, era stato ingaggiato quale consulente.

La “cura Abarth” per lo sviluppo del già brillante propulsore di 903 cc fu piuttosto pesante, comportando l’aumento di cilindrata a 983 cc mediante l’allungamento della corsa, l’inserimento di un nuovo albero motore in acciaio nitrurato, l’innalzamento del rapporto di compressione a 10:1 mediante l’adozione di pistoni stampati con segmenti cromati, la riprogettazione dell’albero a camme e delle sedi valvole, la modifica all’impianto di scarico e l’adozione di un carburatore doppio corpo. Anche l’impianto frenante subì modifiche sostanziali con la maggiorazione delle pinze sui dischi anteriori e l’adozione del servofreno. La potenza del motore, che già nella fase prototipale aveva superato abbondantemente i 60 CV, venne limitata a 58 CV per raggiungere i previsti livelli di elasticità e robustezza.

Invariata rimase la scocca, ma con interni ben diversi, curati in maniera artigianale e dotati di strumentazione completa, sedili anatomici con appoggiatesta e volante a tre razze con corona in pelle.

Le modifiche migliorarono notevolmente le prestazioni, rispetto alla normale “A112”, con risultati prevedibili ed altri quasi inspiegabili. A fronte del corposo incremento delle doti di velocità ed accelerazione, si dovette registrare un lieve aumento degli spazi di frenata, a dispetto dell’impianto potenziato, oltre ad una sorprendente diminuzione (-15%) del consumo di carburante che fece quasi gridare al miracolo. In effetti, il non previsto contenimento dei consumi era dovuto alla scelta, operata da Carlo Abarth, del più conveniente rapporto di riduzione al ponte (13:61) per ottenere le migliori prestazioni sportive. Nella normale “A112”, invece, si era preferito un rapporto più corto (13:58), allo scopo di eguagliare lo “spunto” della concorrente “Mini” che, a causa delle ruote di piccolo diametro, trasmetteva ai passeggeri una fittizia sensazione di grande motricità, a scapito dei tempi di accelerazione e, soprattutto, dei consumi.

Per i primissimi esemplari costruiti è da segnalare lo sporadico surriscaldamento del lubrificante motore, nonostante l’accorgimento della coppa olio in alluminio, presto risolto con l’adozione, nel gennaio 1971, di un piccolo radiatore per l’olio.

Nata senza rilevanti difetti di gioventù, la “A112 Abarth” ottenne un immediato successo di vendite, destinato a perdurare per quasi tre lustri: un caso molto raro tra le auto sportive derivate dalla grande serie.

2ª serie (1973 – 1975)

Al Salone dell’Auto di Ginevra del 1973, venne presentata la 2ª serie che mantiene invariata la meccanica ad eccezione del rapporto al ponte, ridotto a 13:58, che migliora lo “spunto” e peggiora i consumi.

Le modifiche più importanti riguardano gli interni, finalmente dotati di sedili reclinabili e con appoggiatesta regolabili.

Esternamente furono eliminate le fasce nere sottoporta e le cornici cromate dei fari e della calandra, queste ultime sostituite da elementi in plastica nera. Alche i paraurti cromati furono verniciati in nero.

I proiettori vennero dotati di lampade allo iodio e l’offerta di dotazioni opzionali contemplava i cerchi in lega leggera, l’antifurto meccanico ed il lunotto termico.

La vettura veniva offerta, al prezzo base di L.1.506.400, nella tinta bicolore rosso corsa con cofano nero, oppure nelle tinte monocolori beige, rosso attinia e blu France.

3ª serie (1975 – 1977)

All’inizio del 1975 venne approntato il terzo aggiornamento, distinguibile per alcune modifiche alla parte posteriore, consistenti nel nuovo disegno dei gruppi ottici e nell’aumentata superficie delle griglia di uscita dell’aria sui montanti posteriori.

L’innovazione principale riguardò la nuova motorizzazione di 1.049 cc con 70 CV che veniva introdotta affiancando la precedente, e permettendo una velocità massima di 160 km/h.

Per quanto riguarda gli interni, la nuova profilatura del vano posteriore permise l’omologazione per 5 posti.

Entrambe proposte nelle tonalità monocolori rosso corsa, rosso attinia, verde, blu Antibes, blu Lancia, bianco e azzurro metallizzato, le versioni “58 HP” e “70 HP” venivano rispettivamente vendute ai prezzi base di L.2.172.000 e L.2.228.000. Il cofano in tinta nero opaco veniva fornito solo a richiesta.

4ª serie (1977 – 1979)

Nella seconda metà degli anni ’70 iniziò il declino della “A112 Abarth”, determinato dallo spostamento d’interesse degli acquirenti sportivi verso cilindrate maggiori e dalla concorrenza interna della Fiat 127 Sport ed esterna della Innocenti Mini De Tomaso e, soprattutto, della Renault 5 Alpine. La piccola sportiva dell’Autobianchi, comunque, manteneva un’affezionata clientela, per la quale si provvide al quarto aggiornamento, presentato nel dicembre 1977.

All’esterno la vettura fu completamente rivista con un nuovo disegno del frontale, nuovi gruppi ottici posteriori raccordati al porta targa, fasce paracolpi laterali, vistosa presa d’aria dinamica sul cofano motore e paraurti anteriore includente lo spoiler. Scomparve dalla mascherina la caratteristica scritta “Autobianchi Abarth” con i due tondi grigliati e, considerato l’incremento di statura delle nuove generazioni italiane, il tetto venne alzato di 2 cm.

Per la parte meccanica, oltre alla definitiva uscita di produzione del modello “58 HP”, occorre registrare una numerosa serie di piccole migliorie che interessano soprattutto il cambio e l’impianto frenante, quest’ultimo potenziato e dotato di pompa ad azione differenziata, in luogo del precedente servofreno sui dischi anteriori.

Nel gennaio 1978, l’Autobianchi A112 Abarth 70 HP – 4ª serie venne posta in vendita al prezzo base di L.3.894.000, con la medesima scelta di colori della serie precedente.

Goldring
E’ una serie speciale su base quarta serie del 78-79, dotata di cerchi oro, carrozzeria nera e filetti oro sulle fiancate. Ottenuta dagli avanzi di lavorazione delle fiat ritmo targa oro.

5ª serie (1979 – 1982)

Il processo di “civilizzazione”, iniziato con la 4ª serie, si fece ancora più netto e venne simbolicamente sottolineato dalla scomparsa sulle fiancate degli scorpioni Abarth. Tutti gli aggiornamenti della 5ª serie, presentata nel luglio 1979, furono tesi al miglioramento del comfort di guida, trascurando ogni innovazione sportiva o incremento di potenza.

A parte qualche ritocco all’estetica, le innovazioni più importanti riguardarono l’adozione del cambio a 5 marce e dell’accensione elettronica. La dotazione di serie divenne particolarmente ricca, comprendente le luci di retronebbia, lo specchietto esterno regolabile dall’interno, il lunotto termico, i vetri atermici, il tergilunotto ed il sedile posteriore sdoppiato.

La vettura veniva offerta nelle tonalità monocolori rosso corsa, rosso attinia, blu Lancia, bianco Saratoga, amaranto ardenzia, nero, beige Marocco e grigio chiaro o scuro metallizzati, al prezzo base di L.5.469.000.

6ª serie (1982 – 1984)

Dopo oltre dieci anni di onorato servizio, la consistente diminuzione dei numeri di vendita avrebbe dovuto consigliare l’uscita di produzione della “A112”, ma l’assenza di un nuovo modello e l’ostinazione di una clientela particolarmente affezionata, fecero propendere per un ennesimo restyling. Da uno studio della FIAT, infatti, risulta che il 72% di coloro che avevano acquistato una “A112 Abarth” negli anni ’80, aveva già posseduto una precedente versione.

Presentata al Salone dell’automobile di Parigi dell’ottobre 1982, la 6ª serie non registrò alcuna miglioria meccanica, limitando le innovazioni a lievi modifiche degli interni e della carrozzeria che poteva essere scelta in una vasta gamma di tinte normali e metallizzate.

Questo sesto aggiornamento venne messo in vendita al prezzo base di L.8.190.000 che, per effetto della forte inflazione di quegli anni, era anche il sestuplo del prezzo iniziale.

7ª serie (1984 – 1985)

Il settimo ed ultimo aggiornamento venne presentato nella primavera del 1984 e messo in vendita al prezzo base di L.9.906.000.

Si tratta della classica versione di fine serie, con buone dotazioni e qualche vistosa modifica di carattere puramente estetico, come la grossa fascia catarifrangente posteriore, recante la scritta “Abarth” serigrafata.

L’Autobianchi A112 Abarth uscì dal listino nel luglio 1985, con un prezzo base che aveva raggiunto la bella cifra di L.10.476.000.

Fonte: Wikipedia

In questo documento vengono riassuunte le differenze tra le versioni a 58 e 70 Cv.

Abarth A112 Trofeo

La carriera agonistica viene quasi sempre associata al Trofeo rallystico che lanciò tanti giovani dal 1977 al 1984, ma la piccola sportiva dello scorpione inizia a vincere già nel marzo del 1972, in pista e nei rally.
Tutto parte dall’imprenditore francese dell’Autobianchi, Chardonnet, che, assieme al Gruppo Fiat, vara un’operazione che vede 14 A112 Abarth schierate al via della competizione monegasca. L’anno seguente viene lanciato il trofeo A112 Abarth 70 HP che rappresenta un autentico capostipite dei moderni monomarca. Vi parteciparono oltre 100 equipaggi.
Come accade per le vetture valide, la A112 Abarth continuano a popolare le classifiche delle gare fino alla fine dell’omologazione avvenuta nel 1990, salvo presentarsi “evolute” in mille modi in competizioni come gli slalom o i Formula Challenge fino ai giorni nostri.