Fiat Abarth 1000 Bialbero

La Fiat Abarth 1000 Bialbero più di altre auto mette in risalto l’abilità di Carlo Abarth nelle elaborazioni. Essa è infatti una vera e propria auto da corsa con telaio e gran parte della meccanica della Fiat 600, la popolare utilitaria del 1955.

Quella del 1964 è solo l’ultima della serie Bialbero, iniziata nel 1957 con la 750 Record Monza, quando Carlo Abarth ritenne che la distribuzione con aste bilanciate della Fiat 600 rappresentasse un limite per le sue elaborazioni. Dalla collaborazione con l’Ing. Gioachino Colombo, già progettista in Ferrari, Maserati e Bugatti, studiò una testata con due alberi a camme in testa.

La consacrazione: il premio Compasso d’oro

Come detto la carrozzeria deriva da quella della 750 Zagato con motore monoalbero. Però l’ingombro della nuova testata richiese di modificare la parte posteriore della carrozzeria. La carriera agonistica della 750 Record Monza fu breve: infatti i nuovi regolamenti sportivi del 1959 abolirono la classe 750cc ed istituì le 700cc, 850cc e 1000cc. Venne così presentato il modello 850 Record Monza e a seguire (1960) il modello 1000 Bialbero che oltre alla nuova cilindrata venne adottata una nuova carrozzeria che Zagato rese più bella e razionale. Nel 1961 la 1000 Bialbero vinse il premio Compasso d’oro per il design con la seguente motivazione: “Per la qualità eccellente del disegno, la spregiudicatezza delle soluzioni adottate e l’intelligenza di ogni dettaglio.”

Il divorzio da Zagato

Poco dopo la collaborazione tra Carlo Abarth e Zagato cessò. Abarth quindi commissionò una nuova carrozzeria a Beccaris: il design fu ulteriormente razionalizzato. Nel progetto intervennero l’Ing. Mario Colucci e lo stesso Carlo Abarth il quale decise che sulle fiancate di ogni esemplare fosse apposta la scritta “Carrozzeria Abarth”.

Immagine © Berni Motori
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Anche la collaborazione con Beccaris cessò: siamo nel 1962. Non si conoscono bene le ragioni, la cosa certa è che nel 1963 Sibona & Basano subentrò a Beccaris. Ufficialmente vene mantenuta la scritta “Carrozzeria Abarth”. L’occasione fu quello di fare un accurato restyling pur mantenendo lo stile Abarth.

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Le nuove vetture debuttarono a metà del 1963 ma furono precedute da un modello intermedio, esposto nel Salone di Parigi del 1962, con a linea del cofano motore a “coda di papero”.

A fine 1963 scesero in pista contribuendo alla conquista del Campionato del Mondo Costruttori nella prima Divisione. Nello stesso periodo venne presentato il modello 1964 modificato sia nella meccanica (104 CV a 8000 giri/min) sia nella carrozzeria (cofano anteriore in vetroresina con aperura integrale).

La Monomille

Al salone di Francoforte del 1961 viene presentata la Monomille. Questa piccola ed elegante coupé a due posti disegnata da Mario Colucci è spinta dal motore con albero a camme laterale di un litro della berlina, ma qui sviluppa 60 CV a 6000 giri/min.

Questo modello nasce non solo per ridurre i costi industriali attraverso le economie di scala ma anche perché il mercato della Bialbero soffriva della stagionalità derivante dal periodo delle corse. Perciò Abarth per evitare di immobilizzare capitali e materiali crea questa versione stradale.

Molto apprezzata negli Stati Uniti, la Monomille eredita dalla Bialbero (1963) la carrozzeria in alluminio con “coda di papero” e fari carenati. Non ha una vita lunga: resta a listino solo fino a settembre del 1965, probabilmente perché Sibona & Basano non riesce a soddisfare tutte le richieste di Abarth.

Immagine © Berni Motori
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MODELLISMO

1000 Bialbero 1963 – HACHETTE – SCALA 1:43

FILATELIA

Fiat Abarth 1000 Bialbero – 21 marzo 1985 – 450L – Serie “Automobili”

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